Dimanche 24 janvier 2010 7 24 /01 /Jan /2010 20:44
Caro Atelier,
 
dopo alcuni anni dalla sua uscita, ho guardato per la prima volta il film "La Rosa Bianca - Sophie Scholl" di Marc Rothemund. Il film, nel caso ci fossero altri "ignoranti" come me, parla della resistenza antinazista di un gruppo di studenti universitari. Una resistenza coraggiosa, finita con la morte di sei membri del gruppo. Il punto è che questi ragazzini (potrei essere, se non il loro padre, il loro fratello maggiore) non erano né francesi, né italiani. Non vivevano in un paese occupato, non combattevano per la libertà del loro popolo contro un invasore. Erano tedeschi. E hanno cominciato a protestare nel momento di massima avanzata della Germania nazista, nel giugno 1942, quando nessun tedesco avrebbe previsto la distruzione del suo paese nel giro di tre anni.
Scoperti a lanciare volantini dall'ultimo piano dell'università (una mossa azzardata: ma chi può capire fino a dove si può rischiare?) sono stati processati, condannati e decapitati il giorno stesso. Il giorno stesso! C'è un attimo, nel film, in cui Sophie chiede alla guardiana "ma non ci sono 99 giorni?". No, non c'è più tempo. I momenti che seguono sono strazianti: l'ultima lettera, l'ultimo saluto ai genitori, l'ultimo abbraccio prima di entrare nella stanza.. Agghiacciante.
Vi rendete conto che queste persone potevano rimanere sedute nelle loro case, continuare la loro vita, aspettare la fine della guerra? Che erano i meno interessati da tutto quello che succedeva loro intorno, e sono stati uccisi per aver lanciato dei volantini in aria?
Vorrei lanciare una proposta: perché accanto alle corone di fiori del 25 aprile, non ne mettiamo una di rose bianche?
 

Luca Maglio




Caro Amico,

il tuo mail mi ha molto comosso. Sono contenta che tu oggi sappia cosa é stato La Rosa Bianca. Il problema é che, come dicono i francesi, nous sommes pas sortie de l'auberge, cioé siamo ancora nella stessa situazione. La mondializzazione ci sta privando a poco a poco della nostra sovranità di cittadini, per farci diventare delle pure bestie da vendere e comprare al minor prezzo possibile sul mercato del lavoro.
La democratica Francia di Sarkozy ha fatto passare una legge per cui i semplici cittadini che sono sorpresi ad aiutare i migranti, sans patier o clandestini come dir si voglia, sono passibili di una condanna a CINQUE anni di prigione. Sempre nella democratica Francia di Sarkozy si sta dibattendo un progetto di legge che sopprimerà il pubblico ministero, per cui l'accusa sarà sostenuta da un funzionario che risponderà direttamente al potere esecutivo.
Siamo quindi alla messa in discussione della divisione dei poteri che poprio Montesquieu aveva teorizzato. Last, but not least, le ultime tendenze della giurisprudenza occidentale stanno prendendo a modello il lavor teorico di Schmidt, il giurista che ha adattato la struttura giuridica della repubblica di Weimar alle necessità interne del partito nazista.
Si, sono d'accordo, ricordiamo La rosa bianca, ma non per mettere fiori, ma per indagare come l'infezione fascista stia svuotando le democrazie occidentali mettendo in discussione la sovranità dei cittadini attraverso un sempre più ricorrente 'stato d'eccezione' giuridico.

Spero di non essere stata troppo noisa e ti dico

a presto


Par marzia
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Vendredi 22 janvier 2010 5 22 /01 /Jan /2010 22:23

Non avrei mai creduto di dovervi scrivere, spero che capiate l’italiano almeno. Sono un giovane laureato, tanti sogni e tanti bei progetti nel cassetto. L’insegnamento, innanzitutto. Dove? IN ITALIA, nel mio bellissimo paese di Schio, dove si trovano i miei amici e la mia famiglia. Ho studiato tanti anni, ho sopportato levatacce e ritardi giornalieri del treno solo per questo: avere una laurea ed entrare in una scuola italiana, e sentirmi dire “ciao, maestro!”. E’ chiedere troppo?

Probabilmente si, dato che finora l’unica offerta decente che mi è stata fatta è quella del mio professore universitario (ex-professore) di “didattica dell’italiano”, che mi ha suggerito un periodo in Francia come assistente di italiano. Ho tutti i requisiti: una laurea finita nei tempi giusti, due esami in lingua e cultura francese registrati nel libretto, tanta voglia di fare il mio mestiere. Me ne manca uno, fondamentale: che cosa vado a fare in Francia? A che cosa mi può servire un anno isolato, così, tanto per coprire un posto? Non c’è nessuna possibilità di essere assunti, e l’autonomia d’insegnamento è praticamente nulla.

Parlate tanto di intercultura, di cooperazione Italia-Francia.. ma che cooperazione è un lavoro di otto mesi, senza prospettive, in un Paese straniero, offerto a gente che ha studiato tutta la vita per fare del bene al proprio Paese?

 

                                                                                                                                                Marco85


Caro Marco85,
il tuo mail mi ha molto commosso.
 
Dunque, ricapitolando:
1. hai una laurea
2. vuoi fare il maestro
3. non trovi posto in Italia
4. il tuo ex docente ti ha proposto di fare un'esperienza come assistente d'italiano in Francia.
 
Perché no?
Cosa verresti a fare in Francia. Mah, direi un'anno di esperienza professionale, anche se in un contesto diverso dal tuo. Ma intanto...chiappa su e porta a ca', come si dice a Milano.
 
Dopo un anno, con una certa esperienza in più sulle spalle, puoi cominciare a fare dei concorsi nel tuo paese. L'esperienza all'estero vale comunque dei punti. Quindi, visto che hai ben due esami di francese sul tuo libretto comincia a contattare via internet le università francesi per chiedere se puoi fare una domanda come lettore di italiano.
 
Poi si vedrà. Una cosa per volta, non ti pare?
 
Fammi sapere. Forse posso darti qualche contatto interessante.....

 

Par marzia
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Lundi 4 janvier 2010 1 04 /01 /Jan /2010 20:11

Cari amici dell’atelier,

sono un ragazzo italiano di Perugia, ho 24 anni e una laurea in filosofia fresca di spumante. Con la laurea è arrivata anche una breve vacanza nel sud della Francia. Troppo breve perché spuntasse il sole, ma sufficiente a farmi conoscere Elise, la mia ragazza di Lione. Anche lei 24enne, anche lei laureata in cinema e teatro.

Il punto è questo: prima di incontrare Elise volevo trasferirmi in Francia, per vivere e lavorare. Dopo aver passato sei mesi di studio a Parigi, con una borsa Erasmus, mi ero convinto che in Francia avrei potuto trovare un ambiente ideale per i miei interessi culturali, e dove la mia laurea potesse essere valutata al meglio. Non ho ancora cercato un lavoro in Italia, ma so già cosa posso trovare: venditore, centralinista, collaboratore abusivo di qualche giornale di provincia. Lo sanno tutti, la “filosofia” non vale nulla sul mercato del lavoro, quando non ti chiami Alain De Botton e non scrivi manualetti per manager superstressati e desperates housewifes.

Secondo voi cosa ne pensa Elise? Bien sure può ospitarmi a casa sua finché non avrò trovato un posto dove stare. Ma non è detto che lei stia con me.

Elise vuole venire in Italia: non ama particolarmente il cinema francese, e non vede l’ora di lavorare negli studi cinematografici della Dolce vita. Non si fa illusioni sul suo futuro italiano, ma considera i suoi connazionali come dei perfetti estranei, senza nessuna capacità di comprendere cosa succede attorno a loro.

Che facciamo? Ci incontriamo a metà strada in Svizzera?

 

L’indipendantiste

 

 

 

 

Caro Amico

 

la domanda che ci poni non é delle più semplici: vivere in Francia o in Italia? Conciliare le tue aspirazioni con quelle della tua ragazza? Io direi che dovresti andare per ordine, cominciando a considerare gli aspetti più terra terra del dilemma, per affrontare in seguito quelli più complicati.

 

Tu hai una laurea, ma dal tuo messaggio non riesco a capire bene cosa ne vorresti fare. Hai qualche idea? Hai un lavoro che preferisci? Certo l'esperienza dell'Erasmus a Parigi ti avrà permesso di entrare in contatto con un crocevia internazionale dove incontrare gente di tutti i tipi. Un po' diverso da Perugia o sbaglio?

 

Se fossi in te un salto a Lione lo farei, tanto per prendere il polso dellla situazione, vedere se puoi trovare là un lavoro che ti possa interessare.

 

Sento già che mi ribatti: ma la mia ragazza vuole lavorare in Italia! Ma tu la potresti ospitare a Parugia per permetterle di fare un'esperienza? Da quanto mi scrivi, non mi sembra....ma forse una soluzione si puo' trovare...usando una buona dose di fantasia e un pizzico di buon senso.

 

A presto

L'atelier France-Italie

Par marzia
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Lundi 25 février 2008 1 25 /02 /Fév /2008 12:08
Bonjour les amis,

Enfin je suis arrivée à ouvrir notre blog, après deux mois de recherche.  J'ai ouvert le blog pour permettre d'échanger nos expériences c'est-à-dire les expériences des français installés en Italie et clle des italiens installés en France.

Je vous serais reconnaissante de bien vouloir nous communiquer :

- les résultats de votre expérience vis-à-vis du choc culturel lors de votre installation en Italie,
- comment avez-vous découvert la complémentarité des deux cultures,
- quelles sont les difficultés que vous avez rencontrées,
- comment avez-vous utilisé le potentiel de la complémentarité des deux cultures,
- et tout autre renseignement qui vous semblerait important et nous serait utile.

J'attends avec impatience vos réponses afin que nous découvrions ensemble la richesse de l'échange
des expériences sur le terrain.

A très bientôt,

Marzia
Par marzia
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